Nell’anno 2007 l’ANI ha
deciso di costituire una nuova sezione dedicata al mondo
del wargame, ovviamente napoleonico, questo perché
molti soci sono appassionati di questo affascinante mondo
e dall’altro perché riteniamo che ogni strumento
che permetta di avvicinare quanti più giovani sia
possibile alla storia è ben accetto!!
Come faceva notare l’amico Ceccoli nel suo bellissimo
libro dedicato ai wargames “Uno degli aspetti più
interessanti dei giochi di simulazione storica e purtroppo
uno di quelli meno diffusi in Italia, è quello
di utilizzarli come strumento didattico”.
Il responsabile della sezione è Max Bavieri max@rollershow.it
che invita tutti i tesserati ANI interessati all'argomento
a mettersi in contatto con lui (www.rollershow.it/miniatur)
in modo da potervi inserire in nella prossima partitona
con la promessa che tutti i segreti del wargame in nostro
possesso vi saranno svelati.
Cenni generali sul wargame
Il wargame, pur avendo una tradizione millenaria che risale
alla Cina, nasce ufficialmente per applicazioni militari
in Prussia nel 1811, quindi in pieno periodo napoleonico,
da un ufficiale, il barone von Reisswitz, proprio sull’onda
delle campagne dell’imperatore e all’interno
di quel movimento di rinnovamente dell’esercito
prussiano meglio noto con il nome “Riforma Scharnost”.
Il Barone creò un gioco di simulazione che si sviluppava
su un tavolo coperto di sabbia con pezzi di legno che
rappresentavano le unità. Le regole si estendevano
al movimento ed agli effetti del terreno e i combattimenti
venivano risolti utilizzando una tabella di rapporti di
forze: tutti concetti che sono utilizzati a tutt’oggi
in tutti i wargames.
Il gioco era chiamato Kriegsspiel (Gioco di Guerra!!)
e conobbe subito una gran fortuna all’interno della
classe di ufficiali trovando applicazione in tutte le
accademie e gli stati maggiori in varie forme. Tanto che
a tutt’oggi bisogna distinguere tra i wargames per
scopi didattici e militari veri e propri (non dimentichiamo
il film “Wargames”) e quelli, sviluppatesi
dal 1953, rivolti al grande pubblico per scopi didattici
e ludici.
Ogni wargame si basa in realtà su 3 scale fondamentali:
quella del terreno che si divide in orizzontale e verticale
(ogni unità spaziale nella mappa di gioco, che
siano cm o esagoni o aree, a quanto spazio reale corrisponde?),
quella del tempo (ogni turno o fase diu gioco a quanto
tempo reale corrisponde), quella delle unità (una
pedina o un soldatino o una base di soldatini a quanti
uomini corrisponde nella realtà?).
Ogni movimento è la combinazione di queste tre
scale sulla base delle capacità reali dei soldati
dell’epoca: facciamo un esempio per capirci, all’epoca
la fanteria marciava ad una media 4 km a ora su strada,
se sul mio tavolo di gioco ogni cm o ogni esagono di lato
un cm corrisponde a 100 m e ogni turno corrisponde a 30
minuti questo mi dice che nel mio gioco la fanteria su
strada si muove di 2 cm o 2 esagoni ad ogni turno.
Lo stesso ragionamento vale per le gittate delle armi
partendo da quelle storiche, per il volume di fuoco e
quindi per le perdite percentuali. Il tutto ovviamente
condito dal caso affidato normalmente ai dadi o a carte
da pescare (è questa la grande differenza del wargame
con il gioco degli scacchi pur avendo in realtà
concetti assai simili, cioè eliminare via via i
pezzi avversari dal tavolo di gioco).
E qui entra il gioco quello che è il compagno abituale
di ogni partita: la sfortuna o fortuna e le imprecazioni
o esultanze che ne seguono. Anche nel caso si hanno diverse
gradazioni: dal caso nel semplice combattimento tattico
alla casualità nel movimento operativo (esempio
unità di rinforzo che entrano in gioco solo se
si ottiene un certo risultato dei dadi) fino alla casualità
nella formazione degli eserciti e così via. In
realtà la capacità del giocatore è
determinata da quattro aspetti fondamentali:
1) la conoscenza delle regole di gioco (con relativi codicilli),
è ovvio che quanto più il gioco è
complicato tanto più questa competenza acquisisce
valore;
2) la capacità di utilizzare al meglio le proprie
risorse rispetto all’avversario;
3) la capacità di rispondere prontamente e di adattarsi
agli eventi casuali;
4) avere tanta fortuna!!!

Il
board game, come dice lo stesso nome, tavola, sono una
categoria di wargames nei quali le mappe sono di cartone
così come le pedine, dando un’aspetto bi-dimensionale
al gioco.
La mappa è normalmente è di tre tipi o a
griglia geometrica di elementi (normalmente esagoni),
o divisa in aree (come in Empire In Arms o Risiko anche
se quest’ultimo dai “professionisti”
è definito come un gioco di società più
che un wargames) oppure da caselle collegate da linee.
Le pedine rappresentano una unità o un personaggio
e normalmente le dimensioni sono tali da essere comprese
in una casella/esagono.
Gli amanti del boardgame rinfacciano al tridimensionale
una certa “mancanza” di precisione dovuta
all’intervento manuale nelle misure, talvolta ad
una lacunosità dei regolamenti e l’impossibilità
di sviluppare campagne e quindi di combattere su un piano
superiore a quello del grande tattico , di converso gli
amanti del tridimensionale rinfacciano ai giocatori di
boardgames una certa “asetticità” e
semplificazione a livello di battaglie, la mancanza del
coinvolgimento visivo ed emotivo che si ha su un plastico
ove siano posizionati centinaia di soldatini di piombo
o plastica dipinti in mezzo a casette, alberi e colline.
Senza voler propendere per una parte piuttosto che per
un’altra indubbiamente se il vostro sogno è
ricostruire l’assalto ad Hougoumont con muri, mattoni,
e soldatini che avanzano il tridimensionale fa per voi,
se invece volete governare il destino della Prussia nel
1806 indubbiamente dovete calarvi nel boardgame.
Noi qui vogliamo a descrivere alcuni dei più importanti
giochi/sistemi di boardgames esistenti in commercio (o
almeno quelli che abbiamo giocato):
• Tattico e grande tattico: indubbiamente rimane
insuperata (anche per complessità) la serie tattica
napoleonica della Clash of Arms (www.clashofarms.com)
che riprendono il vecchio sistema della Marshall Enterprise.
Grafica notevole sia per la mappa che per le pedine, attenzione
alla tattica di battaglione con enfasi sul cambiamento
di formazione (quadrato, linea, colonna), complessità
delle regole molto elevata ma indubbiamente niente di
superiore sulla tattica di battaglione è stato
prodotto. Il difetto che io ho sempre riscontrato è
che devi gestire l’esercito nei panni di Napoleone
ma nel contempo stesso decidere se un battaglione deve
fare linea o quadrato (decisioni che prendeva al massimo
un generale di brigata) risultato: impazzisci!!! I titoli
in produzione: Quatre Bras, Lutzen, Corunna, Orthez e
tra i titoli più vecchi Mont San Jean.
• Operativo: possiamo ben dire che la palma di creatore
dell’operazionale napoleonico può essere
data a Kevin Zucker che prima produsse per la Clash of
Arms e poi ha fondato una sua casa, la Operationale Studies
Group (www.napoleongames.com).
Zucker creò due sistemi, uno più semplice
sempre a livello di divisione di fanteria/brigata di cavalleria,
che ritroviamo in Napoleon at Bay sulla campagna del 1814,
Jena sulla campagna del 1806 e Napoleon at Leipzig ed
uno più complesso che tiene conto di fattori logistici
e dei rifornimenti di cui l’espressione migliore
è quello sulla campagna di Polonia del 1807 (Eagle
Turn East) e sulla prima campagna d’Italia.
• Strategico/Politico: due sono i sistemi che dobbiamo
nominare, quello della GMT (www.gmtgames.com)
a card driven (cioè in cui le attivazioni sono
collegate a carte evente prescate in maniera casuale da
un mazzo) di cui il più famoso è “Napoleonic
Wars” che prende le mosse dal 1805 per terminare
nel 1815 e che ha dato orgine anche a “Wellington”
sulla campagna di Spagna ed infine il monster-game della
simulazione napoleonica, “Empire in Arms”
il gioco che secondo l’amico Nando Ferrari dei Giochi
dei Grandi (www.igiochideigrandi.it)
è da salvare in caso di …”olocausto
nucelare” che simula dal punto di vista militare/navale,
strategico, politico, economico, le guerre napoleoniche
dal 1805 al 1815 in Europa, Mediooriente e Nord Africa
permettendo la partecipazione fino a 7 giocatori.
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Per gentile concessione di Enrico Acerbi
un analisi di tutti i boardgames napoleonici
dalla notte dei tempi ad oggi |

Semplice
a tradursi: un gioco di guerra, meno semplice a spiegarsi
in maniera oggettiva ed efficace a chi non ne sà
nulla.
In pratica è un gioco che ci riporta tutti indietro
alla nostra infanzia, perché infatti l'ingrediente
principale sono i soldatini. I soldatini che tanto ci
hanno intrattenuto nell'era di prima dei cellulari e di
prima delle playstations, intrattengono ancora e più
di prima quelli che sono oggi i quarantenni (10 anni più,
10 anni meno).
Il war game tridimensionale è una forma di wargames
che si effettua ricorrendo all’utilizzo, per simulare
le unità, di soldatini in varia scala (dai 5mm
ai 54mm) dipinti con grande cura e incollati su basi a
formare le unità (che variano a seconda della scala
del gioco). Il terreno viene ricostruito in scala con
casette, vegetazione, fiumi, colline e così via
arrivando fino alla ricostruzione di veri e propri diorami.
Però per darsi un contegno, a domande di curiosi
sull'argomento, il giocatore di wargame non dichiara fanciullescamente
di giocare a soldatini, ma dichiara di giocare a un gioco
di strategia (confondendo un po' l'interlocutore che ignora
di che cosa si tratti).
Vere entrambe le cose: un wargame è un gioco di
strategia, che si basa su delle regole che impongono movimenti
e tiri massimi per turno (a mezzo di un righello), e impongono
risultati aleatori delle proprie azioni (a mezzo di dadi).
In poche parole con righello, dadi e soldatini, si può
rievocare qualsiasi battaglia. E soprattutto ci si diverte
anche molto.
Ma perché i soldatini? Non si può fare senza?
Effettivamente sì.
Infatti esistono i boardgames che sono poi i giochi da
tavolo (il più popolare, nel termine pieno della
parola, di questi è il famosissimo "Risiko")
più o meno complessi, più o meno fedeli
alla storia, sicuramente molto divertenti ed entusiasmanti.
Ma a noi che piace l'effetto scenico di un plastico coperto
da numerose miniature ben dipinte, a noi che piace la
manualità del dipingere e modellare, a noi che
siamo affascinati da questi pupazzetti in divisa: parte,
gran parte, del divertimento, stà proprio nel fatto
di prepararsi e costruirsi il proprio esercito, per sentirlo
molto più proprio di quanto non possa essere un
freddo pezzo di carta con scritto sopra "qui c'é
una unità di fanteria leggera"; perché
in fin dei conti se invece di usare delle basette di 6x3cm
con sopra 8 soldatini, usassimo un pezzo di cartoncino
con scritto sopra qui ci sono 800 granatieri, ai fini
del gioco in sé e delle sue regole, sarebbe esattamente
la stessa cosa.
Il divertimento del wargame non stà solo nel giocare,
vincere; ma anche nel dipingere, comporre e schierare
le proprie truppe in miniatura, con lo stesso orgoglio
di una vera parata militare, con l'ordine degli schieramenti
impeccabile e a nostro piacimento, con i più disciplinati
degli uomini che un comandante possa mai pretendere.
Per tutto questo, fare wargame non è solo giocare,
ma è appassionarsi ad un hobby coinvolgente e che
ti prende dalle viscere.
Detto questo per il resto è solo questione di righelli
e dadi... ma vuoi mettere la soddisfazione dello schieramento
iniziale?
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