2006

Storia semiseria della battaglia di Hollabrunn

Partenza e arrivo della comitiva (giovedì-venerdì)
Diciamo che l’evento non è cominciato sotto i migliori auspici: divisi i nostri eroi in tre pullmini che partivano ognuno a ore diverse per agevolare al massimo quelli che avevano impegni di lavoro, accade in sequenza:

  1. Il primo van, quello con tende ed equipaggiamento, arriva sul campo nel bel mezzo di una bufera: vento e acqua! Per di più, neanche troviamo i responsabili del campo, che ovviamente sono all’ennesimo briefing…
  2. Il terzo van, l’ultimo a partire, rompe la frizione prima di Klagenfurt… ri-ovviamente in un tratto di carreggiata molto stretto. Risultato: colonna immane da Klagenfurt a Venezia. A salvare la situazione, un prode austriaco si affre di trainare il furgone fino alla prima stazione. Ma anche qui sfiga: il tizio austriaco – cui comunque va il nostro plauso – parla ben cinque lingue: croato, polacco, lituano, cecoslovacco e swaili! L’intesa è chiaramente perfetta… Durante il traino, la polizia ferma la colonna, contestando che il tizio non poteva trainare il pullmino… ci è voluto del bello e del buono per spiegare ai poliziotti che l’alternativa era una colonna lunga sino a Ravenna! Ma non è finita; alle 4,30 del mattino arrivano da Klagenfurt i mezzi sostitutivi: 3 macchine, anziché un pullman! E non è tutto: il giorno dopo bisognava andare a Vienna a fare il cambio macchine-van. I nostri intrepidi entrano a Vienna all’alba, dopo aver torturato dei passanti riescono ad estorcere informazioni sulla perfetta localizzazione della Buchbinder, che infine raggiungono. Qui una simpatica signori, informa che non solo non vi erano van, ma che addirittura dovevano pagare un’addizionale per le macchine. A questo punto il nostro Laurent – soprannominato da allora il Talleyrand dei poveri – riesce con abile favella ad evitare il pagamento e la comitiva riparte per Hollabrunn, dove arrivano il mattino primo di mezzodì.

Mentre tutto ciò avveniva tre paladini, i cui nomi andranno scolpiti nella viva roccia, Broche, Meche, Bavard, dalle 11,30 – appena finito di piovere – montano da soli tutto il campo, nel fango e nella buia notte austriaca. Prima dell’arrivo del secondo van, avranno montato 7 tende, riempite tutte di paglia e scaricato tutto il materiale di squadra. Finiscono alle 3.00… e avrebbero finito anche prima se quel dannato perfezionista del Meche non contestasse l’allineamento di ogni tenda, facendo notare che bisognava spostarla di 20 o 30 millimetri…; e dato che le sfighe non vengono mai sole, tutte le operazioni vengono compiute sotto un vento micidiale, tipo tornato F1 o F2… . Come se non bastasse, inoltre, i tre si rendono conto che i pali di una tenda non erano quelli giusti, ri-ri ovviamente dopo aver penato per montarla. Risultato: smontala, cambia i pali e rimontala… morale alle stelle!

napoleone

Battaglie libere nei ranghi austriaci (venerdì)

Il mattino, ancorchè a ranghi largamente incompleti, i nostri si preparano per la battaglia: il sottoscritto, assieme a Giacomo e Roberto di Livorno, ed al sempreverde Paolino Geist vengono intruppati nel mega-battaglione austriaco di linea, composto da moltissimi gruppi e in cui si parlavano le più molteplici lingue: Giacomo afferma di aver sentito anche qualcuno parlare il francese e lo swaili (che fosse l’automobilista di cui sopra? Mah…). La comunicazione fra i soldati è dunque ottima… del resto, nemmeno quella fra i comandanti è migliori. Io e Giacomo siamo invitati nella tenda ove i nostri sempre valorosi comandanti preparano il piano di battaglia. Ci parlano in tedesco e cecoslovacco, anzi secondo me in una variante dialettale degli stessi… capiamo subito che abbiamo già perso prima ancora di cominciare.
Ad ogni modo partiamo. La colonna, molto bella a vedersi, viene mandata a compiere un ampio movimento aggirante sulla destra francese, il tutto in uno scenario davvero splendido perché privo di riferimento moderni: il campo di battaglia è infatti una grande, dolce collina piena di prati e boschetti. Ah che bello, ognun di noi pensa… Cammina cammina, tuttavia, apprendiamo due cose:
a) la fottuta collina non è tanto dolce, anzi…

  1. il movimento di aggiramento è davvero moooolto di aggiramento… alla vista del cartello “Bengasi”, qualcuno ha un improvviso calo di morale e decide di arrendersi direttamente al nemico…

Finalmente, arriviamo in vista dei francesi: si tratta nientemeno della Vecchia Guardia!!! Esaltazione fra i ranghi, perché ci rendiamo conto che loro sono una decina e noi quaranta. Chissà che stavolta si vinca! Il caporale ci dispiega alla base della collina e da qui facciamo quattro-cinque salve, quindi avanziamo lentamente, causa anche la pendenza. La Guardia, sotto la nostra pressione, si ritira, lasciando incustodito l’oggetto della nostra azione: la bandiera blu che dovevano conquistare. In effetti, a vederla bene, non si è mai capito perché il nostro comandante, arrivato in vista dei pochi della Guardia, non abbia ordinato la carica, ma tant’è: il primo sangue è nostro e la Guardia è in piena ritirata. Miticoooo!
A questo punto il reparto viene ricomposto ed indirizzato, pensiamo, a prendere le terga dei francesi.. Hurrà! Hurrà! Ci mettiamo in marcia… camminiamo… camminiamo… ma ‘ndo stà er nemico? Boh… affrontiamo però la cavalleria avversaria. Riusciamo a far quadrato e la respingiamo. Poi però accade un fatto incredibile: il nostro comandante, convinto che altra cavalleria che sta venendo incontro a noi sia austriaca, non ordina il quadrato… veniamo devastati. Ora ci sentiamo veramente e pienamente austriaci! Finalmente si perde!
            Pausa pranzo in un vallone profondissimo: per raggiungere il punto di sosta, l’organizzazione gentilmente mette a disposizione lo Skilift… peccato non funzionasse, per cui tocca farla a piedi. Riposo dolce Riposo: siamo inzuppati di sudore, stanchissimi, magiamo il nostro Wurstel con pane, burro e mela e ci stendiamo all’ombra…. Tranquilli… Sennonchè ad un certo punto vediamo il nostro reparto che parte… nessuno ci aveva avvisato!!! Porca Miseria! Ci vestiamo di tutta fretta e ci mettiamo a rincorrere il reparto su per l’erto declivio della collina… Riusciamo infine a recuperare la nostra posizione, avendo tuttavia perso almeno 3 anni di vita!
Comincia la seconda battaglia della giornata: noi in difesa, i francesi in attacco. La nostra posizione è buona, perché i francesi debbono scalare combattendo la collina. Il nostro comandante non ci piazza subito sul ciglio, ma un po’ distanti… ottimo, pensiamo… quando questi si affacciano, gli spariamo e li distruggiamo… peccato che il generalissimus non abbia pensato a mettere davanti a noi la fanteria leggera: mette solo qualche cosacco totalmente sbronzo… Morale: i francesi arrivano, ci devastano e ci scacciano dalla posizione… Battaglia cominciata male, finita anche peggio: veniamo attaccati in sequenza da:

  1. cavalleria bavarese;
  2. cavalleria francese;
  3. fanteria di linea francese;
  4. fanteria di linea sassone;
  5. un gruppo di Sherman lì di passaggio casualmente.
  6. Astronavi Klingon all’inseguimento dellS.S. Enterprise,

Veniamo definitivamente annientati e ci portiamo, mestamente, al campo

Parata (venerdì)

La sera, parata nel vicino centro di Hollabrunn. Molto divertente il tizio, Marc Schneider, che impersona Napoleone: in Italia lo prenderemmo per matto, ma tant’è… Fortissimo quando pronuncia la fatidica frase: “Soldats de la Grand Armee..”… da un’enfasi tutta sua, degna della scuola degli Actors Studios americani (oooops, ma guarda caso è americano!!!). Qualche maligno insinua che mentre dice queste frasi abbia un godimento sessuale…Ma porca miseria, possibile che noi austriaci non si abbia nulla da opporre? Che so, un Prohaska (grande calciatore della Roma), un Mozart (….), un Kaiser qualunque!!! 
E qui è degno di nota l’episodio che ha coinvolto l’amico Cherì, della 6éme légère, durante la rivista del reparto da parte dell’Imperatore (?). La scena è la seguente: l’Imperatore arriva davanti al prode carabiniere e, stupito della sua prestanza fisica e dell’ottima uniforme, gli chiede l’età. Cherì, che ha capito perfettamente tutto, risponde sicuro “Bien”! Attimi di silenzio imbarazzato.. Cherì cerca di recuperare e che fa?  Tocca con la mano destra l’Imperatore e gli dice una roba del tipo, “Ma si daì ci siamo capiti”… Gelo artico… qui il coraggioso carabiniere capisce di aver fatto la stupidata… L’imperatore se ne va, probabilmente pensando: “Però, un soldato davvero prestante… peccato che sia un emerito imbecille…”. L’episodio non manca di essere ricordato attorno al fuoco di bivacco.

Prima battaglia aperta al pubblico nei ranghi austriaci (sabato pomeriggio)
Adunata delle truppe austriache alle 9.00 di mattino. Siamo davvero in tanti; il colpo d’occhio è notevole. Finalmente IR 14 ed IR 58 riescono a creare un mini reparto semi-autonomo composto da: tamburino, portabandiera, caporale, quattro soldati. Veniamo accorpati ancora una volta nel battaglione di fanteria di linea, ma stovolta il battaglione viene suddiviso in 3 “zug” (plotoni) e, con mia grande meraviglia, vengo destinato al comando del secondo zug! La mattina passa in addestramento, cosa per nulla facile, ma molto istruttiva, perché impariamo molte cose.
            Ore 14,30. Battaglia! Veniamo destinati sull’ala destra dell’armata. Stavolta il battaglione supera di sicuro le quaranta unità. Che impressione! In quanto comandante di zug, prima di entrare in contatto col nemico, vengo fatto arretrare dietro al reparto. Da qui ne consegue che capisco letteramente nulla di quanto accade: la mia visuale è drasticamente ridotta a quanto accade nelle immediate vicinanze dell’unità. Dopo un lungo e spettacolare bombardamento di artiglieria,  avanziamo ed ingaggiamo battaglia col Primo Leggero, gli amici di Milano, che combattono assai bene a ranghi aperti, mettendoci per un attimo in difficoltà: alla fine, la nostra superiorità numerica ha la meglio ed avanziamo, ma sempre lentamente (non si sa mai che riusciamo a sfruttare il vantaggio…). A questo punto sbattiamo contro la cavalleria, che ci obbliga ripetutamente a fare quadrato, fermando anche quella timida avanzata. Ecco quindi la fanteria francese! Fuochi di battaglione dall’una e dall’altra parte; siamo fermi. A questo punto si verifica un fatto assai spiacevole: ad un tizio della Landwehr prussiana che combatte giusto spalla a spalla con noi si incendia – non sappiamo come e perché – la giberna, piena di colpi. Vediamo fuoco e fiamme; lo spavento è un po’ generale e la linea, magicamente, non esiste più… il soldato esce dai ranghi, getta a terra la giberna e spegne le fiamme che divorano il cappotto, in ciò validamente aiutato dall’amico Roberto con grande sangue freddo. La qualità del panno del cappotto e del cuoio della giberna evita danni seri: anzi, dopo poco, il nostro amico è di nuovo nei ranghi, anche se ovviamente non spara più. La battaglia continua in un putiferio di fuochi, quadrati, avanzate e (soprattutto) ritirate…. In una occasione veniamo colti dalla cavalleria francese mentre, in colonna, ci ritiriamo dalla linea di fuoco. Penso che molti abbiano pensato: “Ecco un buon utilizzo della cavalleria: nella realtà saremmo stati sterminati”. In tutto ciò ci chiediamo dove diavolo fosse la nostra, di cavalleria; sempre i soliti maliziosi insinuano che si trovasse in qualche caffè di Vienna ad importunare belle signorine. Maligni!!!
            E con le ossa (nuovamente) rotte, usciamo (ancora) mestamente dal campo di battaglia…

Messa al cippo dei caduti (domenica)
            Sempre alle 9.00 i prodi dei prodi (IR 14 ed IR 58) si presentano perfettamente equipaggiati, perfettamente in tempo, perfettamente, insomma, all’adunata. Qui ci viene chiesto se preferivamo fare addestramento o attendere alla messa in suffragio dei caduti: vinta qualche resistenza dell’ala oltranzista-rivoluzionaria, andiamo alla messa. La funzione è stata davvero molto bella, con struggenti inserti di canto liturgico in tedesco e russo; forse un po’ lunga, ma tanto eravamo all’ombra… Qui veniamo a conoscenza di un fatto: l’IR 14 ha combattuto nel 1805 ad Hollabrunn e il nome del reggimento è scritto nel monumento. Rimaniamo tutti colpiti dalla coincidenza.
Tornati al campo, si dà il “rompete le righe” e alcuni di noi partono alla volta degli italici lidi. 

Seconda battaglia per il pubblico (domenica pomeriggio)
Il sottoscritto, rimasto solo, da buon badogliano, lascia i ranghi austriaci, gira l’uniforme e ta-dah! Eccolo carabiniere della 6éme…. E pensa… “Beh, finora ho perso due battaglie su due… hai visto mai che stavolta riesco a vincerne almento una”?.
Il reggimento lascia il campo alle 14.30, in perfetta formazione da combattimento. Veniamo inclusi nella divisione Dorsenne, assieme alla Vecchia Guardia e ad un reggimento alsaziano, il 2° di linea.
Fra le tre divisioni dell’armata francese, noi siamo in quella col minor numero di soldati. Partenza per il campo di battaglia: tutte le truppe debbono formare una colonna, con alla testa la nostra divisione: noi siamo dietro la guardia ed il 2° di linea; quindi dietro di noi il battaglione italiano e poi a seguire tutti gli altri.  Finalmente inizia la battaglia: noi siamo schierati sulla sinistra francese. Di fronte a noi vediamo con orrore convergere il mega battaglione di fanteria di linea, i fanti leggeri e persino la cavalleria. Capiamo subito che le prenderemo e speriamo che il nostro intrepido Napoleone (?) si accorga di avere un’ala debole e che faccia affluire qualche rinforzo. L’arrivo del primo leggero ci fa ben sperare: i fanti leggeri italiani si dispongono davanti a noi e aprono il fuoco contro la linea austriaca, rallentandola. Poi, d’improvviso, arriva l’ordine al primo di tornare sulle posizioni iniziali, cioè verso l’ala destra. Porca miseria, siamo di nuovo soli. A questo punto sono veramente cazzi! Spariamo a più non posso, il primo rango sempre in ginocchio (minchia che male!), ma questo non evita che ci vengono addosso tutti, prima in sequenza, poi tutti insieme. Napoleone stesso viene nel centro del nostro quadrato per proteggersi dalla cavalleria. Ci scontriamo corpo a corpo più volte col nemico. Durante una di queste mischie, metà della 6éme, sergente e caporale compresi, viene totalmente accerchiata e catturata nel tentativo di salvare un cacciatore imprudentemente ma coraggiosamente lanciatosi all’attacco. Rimangono nella linea Cherì, Broche, Raton, Vacher, Bavard… valorosi dei valorosi! Novelli Spartani alle Termopili! (ok, sorvoliamo che poi alle Termopili gli Spartiati furono sterminati…). La battaglia continua senza tregua: spariamo quasi tutti i nostri colpi, andiamo ancora allo scontro corpo a corpo… capiamo tuttavia che ci stanno veramente facendo neri… Diciamocelo: se non fosse stato perché si era già deciso che i francesi dovevano vincere (chissà poi perché…), avremmo perso; coperti di gloria, ma avremmo perso… Ed i prigionieri? Ah, dura la vita dei prigionieri…. l’ultimo avvistamento li vuole intenti a sorseggiare una birra nel vicino stand….

Epilogo e considerazioni.

Tornati tutti al campo, smontiamo il suddetto, ci beviamo una birrozza e quindi partiamo per l’Italia. Stavolta il viaggio è tutto ok e arriviamo a Forte Ardietti alle 3.30 della notte. L’evento finisce ufficialmente il mattino alle 10,30 quando vengono restituiti i mezzi noleggiati.
Indubbiamente Hollabrunn è stato un evento a quattro stelle, per la bellezza dei luoghi e la cordialità della gente. La battaglia del venerdì è stata fisicamente molto pesante: siamo partiti alle 9 e siamo tornati alle 15.00, ma penso che chi l’ha fatto abbia capito, ancorchè in nuce, cosa volesse dire affrontare una battaglia napoleonica! Meraviglioso il campo, specie di notte: roba da brividi, da cartolina. Un campo così bello l’ho visto solo a Jena nel 2004 (ma allora pioveva…).
Speriamo che il prossimo anno IR 14, IR 58 e 6éme possano andare ad Hollabrunn ancor più numerosi, perché, posso assicurare, riuscire ad avere un comando autonomo garantisce ancora più divertimento di quanto ne abbiamo avuto!

I personaggi dell’evento

Tamburino Alessio Fraccaroli (IR 14). Un grande. In nemmeno un anno è passato da recluta a tamburo a tamburo maggiore. Reinhard, il tamburo dell’IR 3, è praticamente diventato il padre putativo, tanto ne apprezza la bravura. Ci ha inorgoglito tutti: con la sua abilità è diventato il punto di riferimento del mega-battaglione di fanteria di linea: anche gli altri tamburini hanno dovuto chinar la testa di fronte a lui. Mitico!
Fuciliere Paolo Danzi “Geist” (IR 14). Un mito. Tornato dalla Polonia domenica, giovedì pomeriggio era già sul pullmino per Hollabrunn, dove è stato una delle colonne portanti del gruppo. Durante la battaglia del venerdì, nonostante la stanchezza lo avesse “steso” ha stretto i denti e portato a termine la battaglia. Così si fa!
Recluta Mauro Bevilacqua “Meche” (6éme). Al suo primo evento in assoluto, partecipa alla battaglia del venerdì dove cade eroicamente… caduto nel senso che è stato preso da dolori lancinanti ai piedi, gambe ed anche.  Bella sfiga! Ha passato i seguenti giorni a ramazzare il campo, a farci da mangiare ed a rimboccarci le coperte (.. per il bacino della buona notte gli abbiamo detto di ripassare più avanti..).
Recluta Federico Ippoliti “Longbras” (6éme). Al suo secondo evento, il primo all’estero, memorabile rimane la sua frase “Vado a dare qualcosa alla terra”. Rotolo di carta igienica in mano, lo vediamo sparire all’orizzonte alla ricerca della giusta location ove “dare”. Tutto pur di non usare i bagni chimici. Torna dopo un’ora abbondante, mentre il sole cala all’orizzomte, con viso disteso e sorridente: sembra l’abbia fatta ad Innsbruck!
Carabiniere Thomas Franzoni “Cherì” (6éme). Dopo il triste episodio con Napoleone, temiano per la prossima soppressione del reggimento da parte dell’Imperatore… ad ogni modo, in linea col motto “uno per tutti, tutti per uno”, abbiamo già provveduto a denunciarlo alla Gendarmeria…

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